logo zic

I classici del pensiero anarchico

copertina

Selva Varengo
LA RIVOLUZIONE ECOLOGICA

Il pensiero libertario di Murray Bookchin
pp. 190 EUR 12,00
ISBN 978-88-95950-00-6

Per evitare l'incombente catastrofe ambientale Murray Bookchin individua l'unica soluzione possibile nella trasformazione radicale della società e nella conseguente creazione di una società ecologica. Da questa considerazione nasce la dura critica a tutti coloro che non prevedono tale radicalità: a coloro che credono di poter risolvere i problemi ecologici attraverso riforme parziali della società, a coloro i quali ritengono sufficiente entrare nell'arena politica di stampo parlamentare per imporvi provvedimenti di tutela ambientale, a coloro che auspicano semplicemente una politica di decrescita, a coloro infine che ritengono sufficiente creare piccole comunità ecocompatibili, "isole felici" in un mondo destinato al degrado. Nel sostenere la necessità che la nuova società si orienti in senso libertario attraverso l'eliminazione del dominio di un essere umano sull'altro, in tutte le forme in cui esso si presenta, Bookchin si conferma pensatore originale e rivoluzionario coerente.
Questo libro illustra molto bene, attraverso una disamina articolata delle sue tesi più importanti, tutti i momenti propositivi dell'ecologia sociale, a cominciare dal principio informatore della democrazia diretta quale pratica necessaria per sostenere il concetto, tipicamente ecologico, di "sviluppo sostenibile".

[Dicembre 2007]

Segnalazioni e recensioni

[da COLLEGAMENTI WOBBLY per una teoria critica libertaria n.13, gennaio-giugno 2008]

Selva Varengo, La rivoluzione ecologica. Il pensiero libertario di Murray Bookchin,

In questo libro, a mio avviso molto ben costruito e di cui si sentiva la mancanza, Selva Varengo illustra in modo chiaro, dettagliato ed esauriente il pensiero di Murray Bookchin, un grande protagonista della cultura libertaria. Compito non facile, proprio per la ricchezza e la complessità di questo pensiero, che va ben oltre le consuete grida di allarme su possibili rischi di catastrofi ambientali o sull'esaurimento delle risorse e la conseguente necessità di modificare o ridurre lo sviluppo. Bookchin ha affrontato la questione ecologica come mai prima, sviscerandola a fondo in ogni suo singolo aspetto, ma soprattutto lo ha fatto in un modo davvero nuovo e pienamente libero. Dall'ecologia in senso lato Bookchin giunge infatti ad elaborare una teoria dell'ecologia sociale che è totalmente svincolata dal sapere convenzionale e da ideologie di qualsiasi tipo. E' un'ecologia sociale radicale, definita da Bookchin ecologia della libertà. In questo senso si può e si deve quindi parlare di un pensiero profondamente rivoluzionario, capace di capovolgere l'abituale visione del mondo e di noi stessi oltre alle più accreditate teorie politiche, sociali ed economiche. E' un'analisi che spazia dall'antropologia alla filosofia, dalla storia delle religioni all'economia, dalla biologia al pensiero politico, e che vale davvero la pena conoscere. Per i motivi appena esposti non era stata invece fino ad ora resa nota e approfondita come meritava. L'invito è in ogni caso alla lettura o rilettura delle sue opere, magari alla ristampa di quelle che sono ormai introvabili....
La questione ecologica è per Bookchin legata in maniera indissolubile alla questione sociale. Non si può affrontare la prima senza affrontare e risolvere la seconda. Questo è il fondamentale e imprescindibile punto di partenza. L'ecologia sociale è così definita proprio perché riconosce che tutti i problemi ecologici derivano da problemi sociali, e che i primi non possono in alcun modo essere trattati separatamente dai secondi, che ne sono la causa e l'origine. La società ecologica prospettata da Bookchin è quindi una società che implica tutti quei radicali mutamenti sociali indispensabili ad eliminare gli abusi ecologici. E' una società che deve obbligatoriamente essere non gerarchica e senza classi o divisioni di sorta, proprio perché deve eliminare il concetto stesso di dominio sulla natura. Non esistono vie di mezzo né possono essere sufficienti le soluzioni parziali, paragonate da Bookchin all'uso dei cosmetici.
Il titolo del libro è La rivoluzione ecologica, proprio perché è di una rivoluzione a tutti gli effetti ciò di cui abbiamo urgente bisogno. Bookchin illustra la differenza enorme che intercorre tra ecologia e ambientalismo, essendo quest'ultimo niente di più di una forma di ingegneria ambientale basata su una concezione che resta strumentale e meccanicistica, ancora nell'ottica del dominio e dello sfruttamento. Le pratiche ambientaliste studiano come risparmiare energia e risorse, sono una mera politica di riduzione del danno, ma il danno continua a darsi per scontato e ad essere posto come inevitabile. L'ambientalismo non  mette in discussione il fatto che l'uomo deve in ogni caso dominare la natura per sopravvivere. Ed è invece il concetto del dominio quello su cui Bookchin insiste e sul quale lavora per l'intero arco della sua opera e della sua vita. Il problema è proprio lì: nell'emergere del dominio e della gerarchia. Occorre ripercorrere la nostra storia, ammonisce Bookchin, e andare indietro fino alle radici del dominio, della gerarchia, dell'oppressione. La grande novità del suo pensiero sta infatti nel ribaltare una visione e una giustificazione del dominio ormai data per assodata. Cosa dice Bookchin in sostanza? Egli ci illustra come sia stato il concetto di dominazione della natura a derivare da quello di dominazione dell'uomo sull'uomo, e non viceversa. (Ma l'idea che il destino dell'uomo sia quello di dominare la natura non è un tratto universale della cultura umana). E' così rinnegata anche la concezione marxista, che ugualmente vede nella gerarchia sociale una conseguenza ineludibile del necessario dominio dell'uomo sulla natura, considerata avara e competitiva.
Gerarchia e dominio, non essendo esclusivamente legati allo sfruttamento economico o alla dominazione politica, si formano molto tempo prima della nascita del capitalismo e degli stati accentrati. Bookchin ci racconta come la gerarchia preceda le classi (le tematiche di Bookchin sono nettamente transclassite, ma la lotta di classe scompare perché scompaiono le classi, non perché Bookchin la rinneghi), e come diventi una vera e propria sensibilità, un modo di essere e di percepire noi stessi e il mondo circostante. Senza la liberazione da questo modo di sentire, senza la costruzione di un pensiero davvero libertario da contrapporre ad ogni tipo di autoritarismo, nessun cambiamento autentico e duraturo è possibile. Il secondo punto fondamentale è la ricomposizione della frattura tra natura e cultura, la riconciliazione con quella natura, la prima, da cui la società umana, che è la seconda natura, innegabilmente emerge. Arriviamo così al naturalismo dialettico di Bookchin. Il pensiero dialettico è intrinsecamente ecologico, ma la dialettica, egli ci avverte, per divenire effettivamente ecologica deve superare ogni interpretazione di tipo prettamente idealistico o materialistico così come la dicotomia tra un universalismo e un relativismo estremi o tra una universalità e una particolarità altrettanto astratte. Alla base sta il concetto (hegeliano) di "unità nella diversità". Ci troviamo qui di fronte a un rifiuto tanto del dualismo quanto di ogni forma di monismo.
La costruzione della nuova società ecologica, che come abbiamo visto deve essere libertaria, decentralizzata e mutualistica, richiede un percorso ampio, profondo, complesso, che necessita del suo tempo e di tutta una serie di mutamenti pratici e teorici, che Bookchin affronta e sviscera a fondo nei suoi numerosi scritti e interventi e che Selva Varengo raccoglie e illustra con maestria in questo suo lavoro, esponendo con una singolare capacità di sintesi gli argomenti e i punti più significativi. L'autrice inizia da una biografia molto accurata di Bookchin, seguita da un'introduzione all'ecologismo e da due capitoli dedicati rispettivamente alla Deep Ecology e all'ecofemminismo. Ci offre poi un'ampia descrizione della teoria dell'ecologia sociale, spiegandoci come per Bookchin l'ecologia sociale non possa né debba essere primitivistica o al contrario futuristica. Bookchin infatti, esaltando la ricchezza del pensiero utopico, ci avverte di come il futurismo abolisca in realtà il futuro, assimilandolo al presente, mentre l'utopismo lo recuperi, mettendolo in grado di rompere con il presente in modo radicale. Allo stesso modo Bookchin critica quelle forme di primitivismo o di ecologia profonda che rivelano una ambigua e inquietante visione antiumanistica molto vicina alle teorie malthusiane oltre ad evocare oscuri scenari assimilabili alle peggiori teorie razziste del fascismo e del nazismo. Perché Bookchin non è antiumanista? Perché ritiene che gli esseri umani siano gli unici potenzialmente in grado di imprimere una svolta creativa allo sviluppo evolutivo.
L'ecologia sociale di Bookchin è una originale e ricca sintesi tra anarchismo ed ecologia. Bookchin approda all'anarchismo (ispirandosi in particolare al mutualismo naturale e sociale di Kropotkin) dopo un travagliato percorso all'interno delle teorie e delle prassi marxiste, e arriva alla conclusione che il marxismo sia giunto al suo limite e vada quindi non negato, ma superato dialetticamente. Lo stesso anarchismo non è esente dal suo esame critico: l'anarchismo non deve perdere il suo interesse sociale e collettivo, non deve esaurirsi nell'autorealizzazione individuale o nella mera ribellione egoistica, se davvero vuole provare a cambiare il mondo. Per Bookchin, come già per Kropotkin, l'individuo ha la piena capacità di occuparsi dei problemi e delle questioni collettive così come di quelle personali. Bookchin esprime anche la sua delusione nei confronti dei partiti verdi e della loro trasformazione nell'ambito del sistema elettorale e parlamentare. Troviamo poi alcuni capitoli che analizzano le società organiche (come Bookchin definisce le società preletterate) e il graduale passaggio da queste alle società gerarchiche e poi classiste. La società organica non è un organismo totalitario, è una società che si è formata in modo spontaneo, non coercitiva e anzi altamente egualitaria, basata sull'associazione, sull'interdipendenza, sul mutuo appoggio, priva di classificazioni e ordinamenti che discriminano secondo gradi e giudizi di inferiorità e superiorità, e al cui interno troviamo fondamentali istituti e concetti come l'usufrutto, la complementarietà e il minimo irriducibile. Nel capitolo Rifare la società (non più stato, città, burocrazia, economia centralizzata, famiglia patriarcale, mercato ma: anarchismo, comunità-comune, rapporti diretti, ecotecnologia regionale, sessualità liberata, comunismo non autoritario) è esaminata la differenza tra l'uguaglianza sostanziale (uguaglianza tra ineguali) che riconosce, valorizza e compensa le differenze e l'uguaglianza soltanto formale (ineguaglianza tra eguali) che non riconosce, né valorizza o compensa le svariate differenze che oggettivamente esistono e che sono una irrinunciabile ricchezza. Il secondo tipo di "uguaglianza" è quello attualmente presente nelle odierne società gerarchiche, per quanto mascherate da "democrazie". E' analizzata quindi l'idea di libertà, che va distinta da quella di giustizia, rammentandoci come la nostra attuale libertà abbia cessato da lungo tempo di riferirsi all'autonomia personale e alla padronanza della propria esistenza così come a quella sicurezza emozionale che è dovuta a una piena vita comunitaria, per rivolgersi invece all'opulenza, al possesso delle cose, alla sicurezza materiale, il tutto nella cornice del nuovo e falso mito di una natura finalmente dominata dalla nostra tecnologia illimitata e onnipotente. E la lotta per la libertà deve avvenire in ogni aspetto della vita umana, che sia materiale o spirituale, nella famiglia, sul luogo di lavoro, nell'arena politica, nell'ambito economico. Quali sono i mezzi e i modi per la realizzazione della società ecologica? Per Bookchin non esistono dubbi: occorre scegliere la strada della democrazia diretta e del municipalismo libertario, che egli ci illustra nelle loro svariate espressioni storiche e che a suo parere non devono essere soltanto una strategia o una tattica, ma la vera forma della società. E' necessario sfidare il centralismo statale, partendo da un'etica comunitaria ed ecologica, puntando a una tecnologia liberatoria, a un'economia morale e allo sviluppo di una nuova sensibilità e una nuova razionalità, che siano in grado di recuperare i valori della società organica con il nuovo volto che questi devono assumere nella realtà odierna. La decentralizzazione è una condizione necessaria ma non sufficiente: occorrono l'autogestione e il mutuo appoggio, ovvero una autentica solidarietà. Il municipalismo libertario va unito al confederalismo, e più precisamente alla creazione di una Comune non-autoritaria delle Comuni. Non si tratta quindi di particolarismo e localismo, ma di innumerevoli comunità libere ed autogestite confederate tra loro.
Il libro si chiude con una bibliografia ricca e completa, che comprende sia le opere di Murray Bookchin che quanto è stato scritto su di lui fino ad oggi.

Silvia Ferbri

Recensione su Anobii
http://www.anobii.com/books/La_rivoluzione_ecologica/9788895950006/01f610a9aa7b871d0a/

Recensione su 29 Luglio
http://29luglio.noblogs.org/2011/03/presentazione-del-libro-la-rivoluzione-ecologica-2/

30 giugno 2008 – Libro della settimana sullo Sportello ECOIDEA della provincia di Ferrara

http://www.anarca-bolo.ch/a-rivista/332/21.htm

Audio della presentazione al Molino di Lugano
http://scatolanera.noblogs.org/post/2009/10/10/selva

per problemi relativi a queste pagine: web-zic@zeroincondotta.org