

Élisée Reclus, geografo di grande fama e
successo
editoriale ai suoi tempi, nonostante fosse proscritto dalle
università e dalla sua stessa nazione, è stato a
lungo dimenticato dopo la sua morte, e deve la conservazione della sua
memoria, nel bene e nel male, a coloro che lo hanno visto come un
antenato: in particolare gli anarchici e i geografi.
Ancora meno di Reclus sono noti personaggi come Léon
Metchnikoff, Charles Perron, o le stesse opere geografiche di
Kropotkin, ben conosciuto come militante ma sul quale quasi nessuno ha
scritto nulla dal punto di vista dei suoi studi geografici.
Questo lavoro vuole essere un tentativo, al di fuori del biografismo o
dell'agiografia, di inserire Reclus nel contesto culturale dei geografi
anarchici, visto a sua volta nell'ambito delle correnti di pensiero che
hanno fondato la geografia moderna a partire da personaggi come
Humboldt e Ritter, ai quali tuttora ci dobbiamo riferire per rispondere
alla domanda fatidica, e niente affatto banale: che cos'è la
geografia?
[Settembre 2007]
SEGNALAZIONI E RECENSIONI
[da
A rivista anarchica n. 331]
MONDO SENZA LA MAPPA
di Federico Ferretti
Si può dire che è , Il mondo senza la mappa.
Elisée Reclus e i geografi anarchici un libro necessario.
Per i geografi e per chi ama la geografia, ma anche per chi si
interessa di anarchismo in senso ampio e non storico-ideologico.
Eliseo Reclus è un geografo troppo noto tra gli anarchici
per immaginare che si possa dire di più, ma in effetti, se
ci pensiamo, la parte della sua vita e della sua attività
scientifica prima della Comune di Parigi, rimane ai più
sconosciuta o comunque molto vaga.
Questo libro non solo ci informa su alcune vicende personali della
prima parte della sua vita, ma le inquadra in un contesto di formazione
personale, in un periodo in cui ha fatto scelte discriminanti per se
stesso, confermate poi dalla coerenza della sua vita. E grazie a questo
racconto viene recuperato l'aspetto teorico-concettuale della sua
geografia (e poi del suo anarchismo) che tanto deve al contatto diretto
con la persona e le teorie del geografo Carl Ritter. Il quale ha avuto
come studenti anche Wilhelm Hegel e Friedrich Ratzel, testimoniando
così che non basta avere "buoni maestri" perchè
poi le scelte personali seguono percorsi e storie individuali.
Qui vale la pena ricordare due degli elementi fondanti dell'approccio
di Ritter: quella "geografia comparante" che sarà una
costante reclusiana e la visione della Terra come globo e non come
carta piana; visione tipica dei cosiddetti Erdkunder: von Humboldt e
Ritter. E' la stessa visione "globale" del pianeta come tutt'uno, che
porta al volontarismo geografico anarchico, che "legge" il mondo per
cambiarlo nella sua totalità.
Da quel periodo iniziale Reclus sviluppa la sua concezione del rapporto
dinamico (quasi taoista) tra natura e esseri umani, il concetto di
Mediterraneo come area integrata di scambio, il fiume come ambiente
unitario e non divisione/separazione, l'importanza delle fasce
climatiche nelle migrazioni "orizzontali" (cioè est-ovest).
Sono nodi concettuali che nei fatti criticano la geografia lascito
millenario di Eratostene e della scuola di Alessandria, rifacendosi
piuttosto all'approccio di Strabone (e di Erodono, aggiungiamo noi).
Quello che il libro evidenzia opportunamente è il carattere
ancora aperto del dibattito intellettuale europeo di quel tempo,
direttamente riferito alle implicazioni delle recenti teorie di Darwin
e alle valutazioni personali dell'evoluzione come giungla competitiva
oppure come adattamento che è o può essere
cooperativo.
In questo quadro teorico ancora in formazione le notizie che il libro
ci dà di Charles Perron, il cartografo dei 19 volumi della
Geografia Universale reclusiana, sono ancora più utili e
significativi; perché riportano in luce una figura "persa"
dalla memoria geografica e anarchica. Perron non è stato
solo cartografo/geografo, ma anche un abile "artigiano" nella
costruzione dei rilievi, quelle sezioni di territorio tridimensionali e
in scala che i più vecchi di noi ricordano essere presenti
in tutte le aule speciali di geografia/scienze naturali dei licei
più antichi e delle università. Rilievi ormai
quasi del tutto scomparsi e considerati poco più di una
curiosità, mentre il libro ci mostra quanto fossero attuali
e oggetto di forte dibattito intellettuale nell'aspra battaglia che a
fine ottocento si stava combattendo tra la geografia "globale"
(cioè riferita al globo tridimensionale) e la carta
bidimensionale, normativo-simbolica. Quest'ultima, poi, risultata
vincente in parallelo al consolidarsi dello stato e della sua pretesa
di controllare tutto il territorio entro i confini, tracciati sulla
carta piana per segnare il possesso a prescindere dalla conformazione
de territorio.
La visione e il riferimento al globo, nella concezione di Perron, erano
pensati per rendere più evidenti agli occhi dei giovani e di
tutti la necessità di una equa distribuzione delle risorse;
che poteva essere realizzata solo a partire da una chiara
consapevolezza della loro ineguale distribuzione e di cosa si dovesse
fare per ridistribuirle a favore dell'umanità. Obiettivo
tutto politico, come si vede, e pienamente nel solco dell'attivismo
egualitario anarchico del tempo. Un Perron, dunque, non mero esecutore
di carte, ma parte attiva nella lotta ideale all'ineguaglianza.
Ancora più interessante la parte del libro che ci ricorda
un'altra figura, Leon Metchnikoff, collaboratore di Reclus, geografo e
anarchico. Anche Metchnikoff è una figura del tutto assente
nelle memorie storiche della geografia eppure ha scritto molto, non
solo sull'Asia orientale e il Giappone che aveva visitato a lungo, ma
anche sul rapporto tra l'evoluzione sociale dei raggruppamenti umani in
relazione alle tipologie di territorio. Con un approccio che
dà valore alla natura come "altro" dall'essere umano senza
scadere nel determinismo.
Ma quello che ci hanno raccontato e ci raccontano della storia della
disciplina geografica è parziale e capzioso. E' sparita del
tutto l'ampiezza e l'interdisciplinarietà del dibattito
intellettuale a cavallo del secolo per lasciare spazio solo al
confronto tra la cosiddetta scuola tedesca di Ratzel e quella francese
di Vidal de la Blache. E così scopriamo che Metchnikoff ha
elaborato il concetto di civiltà come accumulo di
apprendimento (altro che Huntington e il suo "scontro di
civiltà"!), che ha inquadrato l'evoluzione dei gruppi umani
in tre fasi storiche, in tre tipi di raggruppamenti e in parallelo con
tre tipi di spazio geografico (fiume, mediterraneo, oceano), giungendo
a conclusioni "possibiliste" che la storia ufficiale delle disciplina
attribuisce molto erroneamente a Vidal de la Blache e più
comprensibilmente a Lucien Febvre, che però è
decisamente posteriore.
Anche lui condivide la concezione "globale" di Reclus e Perron
finalizzata al compito politico e sociale dell'uguaglianza, e che vede
la geografia come conoscenza fondamentale e utile per raggiungere tale
scopo. Anch'egli fa la sua parte a favore del globo nella lotta contro
le carte piane di cui non fa uso nei suoi scritti.
La parte del testo relativa a Kropotkin è più
familiare per chi ha qualche cognizione di geografia e di anarchismo,
ma l'autore riesce a recuperare informazioni spicciole e aneddoti sulla
sua vita che riesce ad inquadrare nel suo attivismo anarchico e
soprattutto geografico, evidenziando i contatti, le collaborazioni,
l'apertura mentale del dibattito intellettuale che fa apparire quello
contemporaneo come molto più ideologico e settario. E' la
geografia accademica "moderna" che ha "normato" la geografia e
cancellato il pensiero anarchico come poco rilevante.
L'attualità di Kropotkin appare in tutta la sua ampiezza
quando si legge delle sue riflessioni circa le differenti regole di
"funzionamento" dei luoghi e dei territori determinato dagli specifici
rapporti tra territorio e gruppo umano.
La parte finale del libro, dedicata alle vicende di Reclus a Bruxelles
e alla parte finale della sua vita, recuperano informazioni
significative e utili, ancora una volta riferite alla sua continua
battaglia perchè ai giovani si insegnasse la corretta
percezione della sfericità della Terra e dell'importanza
delle riproduzioni in rilievo della superficie. Con un approccio
descrittivo attento ai fenomeni di lunga durata che si
ritroverà sostanzialmente simile nel successivo Febvre e nei
più famosi e accreditati Fernand Braudel e la scuola delle
Annales.
Infine, e non è cosa da poco, è un libro bello da
leggere. Scorrevole, fluido nell'esposizione dei concetti, divulgativo.
Nella migliore tradizione anarchica.
Fabrizio Eva
[da
COLLEGAMENTI WOBBLY per una teoria critica libertaria n.13,
gennaio-giugno 2008]
Federico Ferretti, Il mondo senza la mappa.
Élisée Reclus e i geografi anarchici
Questo interessante libro di Federico Ferretti ci introduce a un
argomento poco conosciuto e scarsamente trattato: il rapporto tra
geografia e anarchismo. E' un mondo vasto e affascinante quello che si
rivela al nostro sguardo, un intero universo da esplorare. I principali
protagonisti di questo legame, che è molto più
stretto di quanto normalmente si pensi, sono
Élisée Reclus, Pëtr Kropotkin, Charles
Perron e Léon Metchnikoff. I primi due (il protagonista
della Comune di Parigi, sfuggito per miracolo alla deportazione in
Nuova Caledonia e il "principe anarchico", l'autore delle Memorie di un
rivoluzionario, entrambi membri della Prima Internazionale) sono
maggiormente noti, in particolare però come esponenti del
pensiero e del movimento anarchico. Su Reclus geografo se ne sa
qualcosa in più, ma la conservazione della sua memoria
è dovuta in misura ben più ampia alla sua eroica
biografia e alle sue opere sull'anarchismo piuttosto che alla sua
attività di geografo, che pure ebbe un successo notevole ai
tempi in cui visse. Allo stesso modo le opere geografiche di Kropotkin,
esploratore in Siberia e in Manciuria, sono quasi del tutto ignorate. E
i due protagonisti rimanenti? (Perron era un cartografo ginevrino,
militante pure lui dell'AIL, Metchnikoff un esule russo di origine
ebraica, garibaldino, poi attivo nell'Internazionale, autore di
numerosi viaggi tra cui un'intera circumnavigazione del globo).
Più o meno interamente da scoprire.
L'opera di Ferretti viene quindi a colmare una lacuna e a sanare un
ingiusto silenzio. Grazie a questo libro arriviamo a conoscere non
soltanto l'intensa e feconda attività scientifica di questi
studiosi, svolta quasi sempre in situazioni di difficoltà
estrema e in mezzo a mille tipi di ostacoli a causa delle loro idee e
della loro attività politica, ma tutt'altro che in
isolamento o distaccati dalla comunità scientifica e dal
dibattito disciplinare, ma abbiamo anche l'occasione di renderci conto
di quanto vi sia in comune tra il pensiero anarchico e la geografia
moderna. Oltre a ciò, apprendiamo quale immenso valore
attribuissero, Reclus e Kropotkin soprattutto, alla diffusione della
conoscenza e all'educazione libertaria. Essi amavano profondamente la
geografia, ma non furono geografi per soddisfazione o fama personale.
Essi desideravano che tutti potessero accostarsi alla disciplina
geografica, e in particolare con quell'atteggiamento nei confronti del
mondo che appartiene ad ogni uomo libero. La geografia non
può che essere geografia sociale, ritenevano, storia della
terra e degli uomini e del loro legame indissolubile. Le barriere non
devono essere abbattute soltanto all'interno della comunità
umana, eliminando le ingiustizie sociali ed economiche, ma anche
nell'ambito dello stesso approccio geografico: la Terra è un
globo, è viva e dinamica, questo ci hanno trasmesso con le
loro opere, non è possibile studiarla in modo serio e
completo riducendola a quel piano di due sole dimensioni che
è la carta geografica, che oltre a rappresentarcela in modo
piatto, statico, artificioso ed errato traccia linee divisorie, limiti
e confini. Non abbiamo il diritto di ridurre la Terra a nostra immagine
e somiglianza, sostenevano, assoggettandola alla nostra visione
gerarchica delle cose. Perfino quelle che vengono solitamente
considerate barriere naturali, i fiumi, i laghi, i mari, le catene
montuose e le foreste, sono invece per questi geografi elementi di
rapporto e di unione. La geografia ha inoltre un importante legame con
la storia. La storia dell'uomo è la storia dell'ambiente che
lo ospita, e viceversa. Assistiamo in ogni caso a un grande e
interessantissimo esempio di integrazione tra scienze dell'uomo e
scienze della natura.
Quali sono dunque i tratti più importanti e significativi
del lavoro di Reclus e dei suoi compagni? Alcune parole chiave possono
darcene l'idea: rete, movimento, métissage, geografia
sociale, geografia comparata, unità, globalità e
spessore del mondo, educazione, giustizia, solidarietà,
rapporti dinamici tra gli uomini e gli ambienti fisici,
mobilità degli uomini e delle idee sulla superficie della
Terra. Con una grande e costante attenzione dedicata agli uomini e alle
società, ai rapporti economici, sociali, politici,
dimostrando inoltre l'inutilità dei dibattiti sull'esistenza
delle differenti razze umane e l'incongruenza delle divisioni regionali
e delle frontiere politiche che gli stati-nazione vogliono far passare
per naturali. La Terra è caratterizzata dalla sua
unità e dall'unità dei suoi abitanti:
è questa la geografia che Reclus e i suoi compagni intendono
far conoscere, far crescere e diffondere. L'autore analizza il rapporto
tra i geografi anarchici e le correnti di pensiero che hanno fondato la
geografia moderna, a partire da Humboldt e Ritter, che Reclus conobbe
personalmente e che considererà sempre il suo grande
maestro. Il libro ci racconta nel dettaglio le vite e le opere di
questi geografi, e fino all'ultima riga non cesseremo di restare
ammirati e di sorprenderci di quanto sia stata intensa e generosa la
loro attività, di quante migliaia di pagine abbiano scritto,
di quanto abbiano viaggiato e non soltanto a causa dei loro numerosi
esili politici e quanto abbiano donato di se stessi, con un'energia
inesauribile e senza riserve. Ci colpirà inoltre
l'immeritato oblio in cui così a lungo è rimasto
un contributo tanto prezioso. Attraverso lo studio della geografia e la
produzione delle loro opere (in stretta collaborazione gli uni con gli
altri), Reclus e gli altri geografi hanno inteso soprattutto comunicare
agli studenti, agli allievi diretti, per quanto riguarda Reclus, e ai
lettori contemporanei e futuri, un grande e fondamentale messaggio di
emancipazione e libertà, in perfetta sintonia con quelli che
furono i loro ideali e le loro scelte di vita. Un messaggio che non ha
perduto la sua attualità, e che oggi più che mai
abbiamo tutti il bisogno e il dovere di conservare e trasmettere.
Silvia Ferbri
[Segnalato su]
http://blog.mondediplo.net/2007-11-11-Elisee-Reclus-le-geographe-qui-n-aimait-pas-les
http://blog.mondediplo.net/2007-11-13-Le-monde-sans-la-carte
Nel numero 98 del mensile libertario "Cenerentola" una recensione di Alberto Lipparini. www.cenerentola.info