

Per evitare l'incombente catastrofe ambientale Murray Bookchin
individua l'unica soluzione possibile nella trasformazione radicale
della società e nella conseguente creazione di una
società ecologica. Da questa considerazione nasce la dura
critica a tutti coloro che non prevedono tale radicalità: a
coloro che credono di poter risolvere i problemi ecologici attraverso
riforme parziali della società, a coloro i quali ritengono
sufficiente entrare nell'arena politica di stampo parlamentare per
imporvi provvedimenti di tutela ambientale, a coloro che auspicano
semplicemente una politica di decrescita, a coloro infine che ritengono
sufficiente creare piccole comunità ecocompatibili, "isole
felici" in un mondo destinato al degrado. Nel sostenere la
necessità che la nuova società si orienti in
senso libertario attraverso l'eliminazione del dominio di un essere
umano sull'altro, in tutte le forme in cui esso si presenta, Bookchin
si conferma pensatore originale e rivoluzionario coerente.
Questo libro illustra molto bene, attraverso una disamina articolata
delle sue tesi più importanti, tutti i momenti propositivi
dell'ecologia sociale, a cominciare dal principio informatore della
democrazia diretta quale pratica necessaria per sostenere il concetto,
tipicamente ecologico, di "sviluppo sostenibile".
[Dicembre 2007]
Recensioni e segnalazioni
[da
COLLEGAMENTI WOBBLY per una teoria critica libertaria n.13,
gennaio-giugno 2008]
Selva Varengo, La rivoluzione ecologica. Il pensiero libertario di
Murray Bookchin,
In questo libro, a mio avviso molto ben costruito e di cui si sentiva
la mancanza, Selva Varengo illustra in modo chiaro, dettagliato ed
esauriente il pensiero di Murray Bookchin, un grande protagonista della
cultura libertaria. Compito non facile, proprio per la ricchezza e la
complessità di questo pensiero, che va ben oltre le consuete
grida di allarme su possibili rischi di catastrofi ambientali o
sull'esaurimento delle risorse e la conseguente necessità di
modificare o ridurre lo sviluppo. Bookchin ha affrontato la questione
ecologica come mai prima, sviscerandola a fondo in ogni suo singolo
aspetto, ma soprattutto lo ha fatto in un modo davvero nuovo e
pienamente libero. Dall'ecologia in senso lato Bookchin giunge infatti
ad elaborare una teoria dell'ecologia sociale che è
totalmente
svincolata dal sapere convenzionale e da ideologie di qualsiasi tipo.
E' un'ecologia sociale radicale, definita da Bookchin ecologia della
libertà. In questo senso si può e si deve quindi
parlare
di un pensiero profondamente rivoluzionario, capace di capovolgere
l'abituale visione del mondo e di noi stessi oltre alle più
accreditate teorie politiche, sociali ed economiche. E' un'analisi che
spazia dall'antropologia alla filosofia, dalla storia delle religioni
all'economia, dalla biologia al pensiero politico, e che vale davvero
la pena conoscere. Per i motivi appena esposti non era stata invece
fino ad ora resa nota e approfondita come meritava. L'invito
è
in ogni caso alla lettura o rilettura delle sue opere, magari alla
ristampa di quelle che sono ormai introvabili....
La questione ecologica è per Bookchin legata in maniera
indissolubile alla questione sociale. Non si può affrontare
la
prima senza affrontare e risolvere la seconda. Questo è il
fondamentale e imprescindibile punto di partenza. L'ecologia sociale
è così definita proprio perché
riconosce che tutti
i problemi ecologici derivano da problemi sociali, e che i primi non
possono in alcun modo essere trattati separatamente dai secondi, che ne
sono la causa e l'origine. La società ecologica prospettata
da
Bookchin è quindi una società che implica tutti
quei
radicali mutamenti sociali indispensabili ad eliminare gli abusi
ecologici. E' una società che deve obbligatoriamente essere
non
gerarchica e senza classi o divisioni di sorta, proprio
perché
deve eliminare il concetto stesso di dominio sulla natura. Non esistono
vie di mezzo né possono essere sufficienti le soluzioni
parziali, paragonate da Bookchin all'uso dei cosmetici.
Il titolo del libro è La rivoluzione ecologica, proprio
perché è di una rivoluzione a tutti gli effetti
ciò di cui abbiamo urgente bisogno. Bookchin illustra la
differenza enorme che intercorre tra ecologia e ambientalismo, essendo
quest'ultimo niente di più di una forma di ingegneria
ambientale
basata su una concezione che resta strumentale e meccanicistica, ancora
nell'ottica del dominio e dello sfruttamento. Le pratiche ambientaliste
studiano come risparmiare energia e risorse, sono una mera politica di
riduzione del danno, ma il danno continua a darsi per scontato e ad
essere posto come inevitabile. L'ambientalismo non mette in
discussione il fatto che l'uomo deve in ogni caso dominare la natura
per sopravvivere. Ed è invece il concetto del dominio quello
su
cui Bookchin insiste e sul quale lavora per l'intero arco della sua
opera e della sua vita. Il problema è proprio lì:
nell'emergere del dominio e della gerarchia. Occorre ripercorrere la
nostra storia, ammonisce Bookchin, e andare indietro fino alle radici
del dominio, della gerarchia, dell'oppressione. La grande
novità
del suo pensiero sta infatti nel ribaltare una visione e una
giustificazione del dominio ormai data per assodata. Cosa dice Bookchin
in sostanza? Egli ci illustra come sia stato il concetto di dominazione
della natura a derivare da quello di dominazione dell'uomo sull'uomo, e
non viceversa. (Ma l'idea che il destino dell'uomo sia quello di
dominare la natura non è un tratto universale della cultura
umana). E' così rinnegata anche la concezione marxista, che
ugualmente vede nella gerarchia sociale una conseguenza ineludibile del
necessario dominio dell'uomo sulla natura, considerata avara e
competitiva.
Gerarchia e dominio, non essendo esclusivamente legati allo
sfruttamento economico o alla dominazione politica, si formano molto
tempo prima della nascita del capitalismo e degli stati accentrati.
Bookchin ci racconta come la gerarchia preceda le classi (le tematiche
di Bookchin sono nettamente transclassite, ma la lotta di classe
scompare perché scompaiono le classi, non perché
Bookchin
la rinneghi), e come diventi una vera e propria sensibilità,
un
modo di essere e di percepire noi stessi e il mondo circostante. Senza
la liberazione da questo modo di sentire, senza la costruzione di un
pensiero davvero libertario da contrapporre ad ogni tipo di
autoritarismo, nessun cambiamento autentico e duraturo è
possibile. Il secondo punto fondamentale è la ricomposizione
della frattura tra natura e cultura, la riconciliazione con quella
natura, la prima, da cui la società umana, che è
la
seconda natura, innegabilmente emerge. Arriviamo così al
naturalismo dialettico di Bookchin. Il pensiero dialettico è
intrinsecamente ecologico, ma la dialettica, egli ci avverte, per
divenire effettivamente ecologica deve superare ogni interpretazione di
tipo prettamente idealistico o materialistico così come la
dicotomia tra un universalismo e un relativismo estremi o tra una
universalità e una particolarità altrettanto
astratte.
Alla base sta il concetto (hegeliano) di "unità nella
diversità". Ci troviamo qui di fronte a un rifiuto tanto del
dualismo quanto di ogni forma di monismo.
La costruzione della nuova società ecologica, che come
abbiamo
visto deve essere libertaria, decentralizzata e mutualistica, richiede
un percorso ampio, profondo, complesso, che necessita del suo tempo e
di tutta una serie di mutamenti pratici e teorici, che Bookchin
affronta e sviscera a fondo nei suoi numerosi scritti e interventi e
che Selva Varengo raccoglie e illustra con maestria in questo suo
lavoro, esponendo con una singolare capacità di sintesi gli
argomenti e i punti più significativi. L'autrice inizia da
una
biografia molto accurata di Bookchin, seguita da un'introduzione
all'ecologismo e da due capitoli dedicati rispettivamente alla Deep
Ecology e all'ecofemminismo. Ci offre poi un'ampia descrizione della
teoria dell'ecologia sociale, spiegandoci come per Bookchin l'ecologia
sociale non possa né debba essere primitivistica o al
contrario
futuristica. Bookchin infatti, esaltando la ricchezza del pensiero
utopico, ci avverte di come il futurismo abolisca in realtà
il
futuro, assimilandolo al presente, mentre l'utopismo lo recuperi,
mettendolo in grado di rompere con il presente in modo radicale. Allo
stesso modo Bookchin critica quelle forme di primitivismo o di ecologia
profonda che rivelano una ambigua e inquietante visione antiumanistica
molto vicina alle teorie malthusiane oltre ad evocare oscuri scenari
assimilabili alle peggiori teorie razziste del fascismo e del nazismo.
Perché Bookchin non è antiumanista?
Perché ritiene
che gli esseri umani siano gli unici potenzialmente in grado di
imprimere una svolta creativa allo sviluppo evolutivo.
L'ecologia sociale di Bookchin è una originale e ricca
sintesi
tra anarchismo ed ecologia. Bookchin approda all'anarchismo
(ispirandosi in particolare al mutualismo naturale e sociale di
Kropotkin) dopo un travagliato percorso all'interno delle teorie e
delle prassi marxiste, e arriva alla conclusione che il marxismo sia
giunto al suo limite e vada quindi non negato, ma superato
dialetticamente. Lo stesso anarchismo non è esente dal suo
esame
critico: l'anarchismo non deve perdere il suo interesse sociale e
collettivo, non deve esaurirsi nell'autorealizzazione individuale o
nella mera ribellione egoistica, se davvero vuole provare a cambiare il
mondo. Per Bookchin, come già per Kropotkin, l'individuo ha
la
piena capacità di occuparsi dei problemi e delle questioni
collettive così come di quelle personali. Bookchin esprime
anche
la sua delusione nei confronti dei partiti verdi e della loro
trasformazione nell'ambito del sistema elettorale e parlamentare.
Troviamo poi alcuni capitoli che analizzano le società
organiche
(come Bookchin definisce le società preletterate) e il
graduale
passaggio da queste alle società gerarchiche e poi
classiste. La
società organica non è un organismo totalitario,
è
una società che si è formata in modo spontaneo,
non
coercitiva e anzi altamente egualitaria, basata sull'associazione,
sull'interdipendenza, sul mutuo appoggio, priva di classificazioni e
ordinamenti che discriminano secondo gradi e giudizi di
inferiorità e superiorità, e al cui interno
troviamo
fondamentali istituti e concetti come l'usufrutto, la
complementarietà e il minimo irriducibile. Nel capitolo
Rifare
la società (non più stato, città,
burocrazia,
economia centralizzata, famiglia patriarcale, mercato ma: anarchismo,
comunità-comune, rapporti diretti, ecotecnologia regionale,
sessualità liberata, comunismo non autoritario) è
esaminata la differenza tra l'uguaglianza sostanziale (uguaglianza tra
ineguali) che riconosce, valorizza e compensa le differenze e
l'uguaglianza soltanto formale (ineguaglianza tra eguali) che non
riconosce, né valorizza o compensa le svariate differenze
che
oggettivamente esistono e che sono una irrinunciabile ricchezza. Il
secondo tipo di "uguaglianza" è quello attualmente presente
nelle odierne società gerarchiche, per quanto mascherate da
"democrazie". E' analizzata quindi l'idea di libertà, che va
distinta da quella di giustizia, rammentandoci come la nostra attuale
libertà abbia cessato da lungo tempo di riferirsi
all'autonomia
personale e alla padronanza della propria esistenza così
come a
quella sicurezza emozionale che è dovuta a una piena vita
comunitaria, per rivolgersi invece all'opulenza, al possesso delle
cose, alla sicurezza materiale, il tutto nella cornice del nuovo e
falso mito di una natura finalmente dominata dalla nostra tecnologia
illimitata e onnipotente. E la lotta per la libertà deve
avvenire in ogni aspetto della vita umana, che sia materiale o
spirituale, nella famiglia, sul luogo di lavoro, nell'arena politica,
nell'ambito economico. Quali sono i mezzi e i modi per la realizzazione
della società ecologica? Per Bookchin non esistono dubbi:
occorre scegliere la strada della democrazia diretta e del
municipalismo libertario, che egli ci illustra nelle loro svariate
espressioni storiche e che a suo parere non devono essere soltanto una
strategia o una tattica, ma la vera forma della società. E'
necessario sfidare il centralismo statale, partendo da un'etica
comunitaria ed ecologica, puntando a una tecnologia liberatoria, a
un'economia morale e allo sviluppo di una nuova sensibilità
e
una nuova razionalità, che siano in grado di recuperare i
valori
della società organica con il nuovo volto che questi devono
assumere nella realtà odierna. La decentralizzazione
è
una condizione necessaria ma non sufficiente: occorrono l'autogestione
e il mutuo appoggio, ovvero una autentica solidarietà. Il
municipalismo libertario va unito al confederalismo, e più
precisamente alla creazione di una Comune non-autoritaria delle Comuni.
Non si tratta quindi di particolarismo e localismo, ma di innumerevoli
comunità libere ed autogestite confederate tra loro.
Il libro si chiude con una bibliografia ricca e completa, che comprende
sia le opere di Murray Bookchin che quanto è stato scritto
su di
lui fino ad oggi.
Silvia Ferbri
[Segnalato
su]
30 giugno 2008 – Libro della settimana sullo Sportello ECOIDEA della
provincia di Ferrara
http://www.anarca-bolo.ch/a-rivista/332/21.htm
Audio della presentazione al Molino di Lugano
http://scatolanera.noblogs.org/post/2009/10/10/selva